Guerre per l’acqua. Uno scenario mondiale

La diga di Mosul assediata da ISIS, le tensioni sul Nilo, le dispute in Medio Oriente e Asia. Oggi più’ che mai, l”Oro Blu  e’ al centro di scenari di guerra. Il suo inestimabile valore potrebbe accendere conflitti di portata planetaria.  Avra’, secondo le previsioni degli esperti, lo stesso ruolo che da sempre gioca il petrolio nell’innnescare conflitti soprattutto nei paesi più poveri del mondo, già’ al centro di forti tensioni internazionali.

Ecco una mappa delle zone ” calde”

Israele e territori palestinesi

Al centro della contesa,le acque  del Giordano e dei pozzi sotterranei della Cisgiordania,  Solo il 3% del bacino del Giordano si trova in territorio israeliano, ma Israele ne sfrutta il 60% della portata a scapito dei suoi vicini libanesi, siriani, giordani e palestinesi.

La   Guerra dei Sei Giorni con l’occupazione de le Alture del Golan e  della Cisgiordania, permise a Israele di avere anche il controllo sulle risorse d’acqua dolce del Golan, sul Mare di Galilea e sul fiume Giordano.

Secondo i dati della relazione “Acqua e conflitto arabo-israeliano”,  a cura  di importanti osservatori internazionali e associazioni umanitarie, ai palestinesi non è permesso scavare pozzi che superino i 140 metri di profondità, mentre i pozzi israeliani possono arrivare fino a 800 metri. Ne consegue che le popolazioni palestinesi hanno accesso solo al 2% delle risorse idriche della regione. L’acqua  gioca dunque un ruolo chiave  nel processo di pace del Medio Oriente.

Africa

Un’altra area in cui è in gioco la sicurezza internazionale è quella del Nilo, che attraversa dieci Paesi africani (Etiopia, Sudan, Egitto, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea)  Nel 2011,  e’ stata posta la prima pietra a della Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga più grande d’Africa, i cui lavoro sono ancora in corso, a cui partecipa in prima linea, l’azienda italiana Salini Impregilo. La diga dovrebbe far fronte al fabbisogno idrico  di un’area molto vasta che comprende più’ Stati. Al termine dei lavori Grand Ethiopian Renaissance Dam sarà la diga più grande d’Africa: lunga 1.800 m, alta 170 m e del volume complessivo di 10.2 milioni di m³ e fra le dieci dighe più grandi del mondo.

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                                      La Grand Ethiopian Renaissance Dam

 

 

Le acque del Nilo hanno un bacino di utenza che nel 2025 potrebbe arrivare a 859 milioni di persone. Secondo la Fondazione per l’Investigazione delle Scienze, la Tecnologia e la Politica delle Risorse Naturali, il Nilo Bianco (che nasce in Burundi) e il Nilo Azzurro (che nasce in Etiopia) sono stati motivi di tensione permanente tra Egitto, Etiopia e Sudan.

 

La Diga di Assuan
                                                                                    La Diga di Assuan

Nel 1970, con  la costruzione della diga di sbarramento di Assuan. l’Egitto  causo’ lo sfollamento di 100mila sudanesi e la conseguente tensione tra i due Paesi. In seguito l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese paralizzò la costruzione del Canale di Jongle, un progetto d’ingegneria egiziano-sudanese. Negli anni Sessanta l’Egitto bloccò l’approvazione di un prestito internazionale per la costruzione di 29 dighe per uso idroelettrico e per l’irrigazione sul Nilo Azzurro per l’Etiopia, progetto che avrebbe ridotto dell’8,5% la capacità dei bacini artificiali egiziani.

Nel 1999 si è svolta in Tanzania una conferenza regionale sulle questioni delle acque della Foce del Nilo. I dieci Stati partecipanti hanno sottoscritto un accordo strategico per superare i loro conflitti: un piano per “ottenere uno sviluppo socio-economico sostenibile mediante l’utilizzo equo delle risorse idriche, riconoscendo i diritti di tutti gli Stati costieri all’utilizzo delle risorse del Nilo per promuovere lo sviluppo dentro le sue frontiere”.

Turchia-Iraq-Siria

Un altro focolaio di conflitti per il controllo  dell’ acqua  e’ inAnatolia, dove Turchia, Iraq e Siria condividono il corso del Tigri ed Eufrate. Gia’ nel 2006 il governo turco, in occasione del Terzo Forum Mondiale dell’Acqua  a Città del Messico nel marzo del 2006, affermò che “l’acqua è nostra quanto il petrolio iracheno è dell’Iraq”.

Il conflitto tra l’esercito turco e i militanti curdi ha spinto nel 1989 il governo turco a minacciare la Siria di tagliare il rifornimento d’acqua se non avesse espulso dal suo territorio i gruppi insorti del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) che lottavano per la nascita dello stato autonomo del Kurdistan,  Nel 1990 la Turchia finì la diga di Ataturk, che convoglia l’ acqua verso il sud della Turchia andando ad irrigare 1,7 milioni di ettari di terre coltivate. Si teme  che nel futuro la portata delle acque dell’Eufrate in Iraq calerà dell’80-90%.

Per quanto riguarda l’Iraq, durante il Quinto Forum Mondiale dell’Acqua (Istanbul, 2009) è stato reso noto che “le strutture idriche in Iraq, in seguito all’occupazione delle truppe statunitensi, britanniche e di altri Paesi, hanno sofferto gravissimi danni, anche se avrebbero dovuto essere protette dalle leggi internazionali”. È una questione chiave, che negli ultimi mesi ha riguardato direttamente l’Italia considerato che nella diga di Mosul – la cui riparazione è stata affidata alla ditta italiana Trevi – sono stati inviati i 450 soldati italiani per difenderla da eventuali attacchi dello Stato Islamico.

Infine…

Oltre al Medio Oriente e al Nord Africa,   si registrano tensioni, anche se di bassa intensità  perl’utilizzo dell’acqua in Kazakhstan, Kyrgyzstan e Uzbekistan, gli stati bagnati dal Syr Daya (il fiume che affluisce nel Mare di Aral  e nel sud est asiatico,  Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam, che condividono il fiume Mekong molto sfruttato per la pesca. Resta complicata la gestione della situazione per la Commissione del Fiume Indo, visto il permanente stato di tensione militare tra India e Pakistan.

Il terrorismo molecolare

Fonte di preoccupazione non è solo il terrorismo “tradizionale” ma anche il nascente terrorismo “molecolare” come viene oggi definito in Italia dall’Autorità Delegata per la Sicurezza della Repubblica.  Una nuova sfida per i governi per rafforzare gli strumenti di tutela ed elaborare nuove strategie per prevenire e contrastare i rischi e mitigare gli effetti di attentati realizzati mediante la diffusione intenzionale di agenti biologici, chimici e fisici tra la popolazione. Una guerra che  che si giocherà   con  la contaminazione di sorgenti, depositi, dighe e acquedotti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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